Un libro per non mangiarsi dai sensi di colpa facendo la dieta. Perché si diventa grassi (e come fare per evitarlo).

È il titolo di un libro chiarificatore che ho acquistato la scorsa settimana. L’ho portato a casa persuasa dall’indice sfogliandolo seduta sui talloni in libreria. Di 305 pagine di libro, infatti, 240 sono dedicate alla spiegazione dei processi metabolici per non addetti ai lavori. Esattamente quello che cercavo!

Parte prima: Biologia, non fisica
Parte seconda: I concetti chiave dell’adiposità.

Finalmente un libro che non dispensa consigli e diete preconfezionate per dimagrire, ma spiega semplicemente perché il corpo umano ingrassa.

Taubes parte dalla prima legge della temodinamica, fino ad oggi per me un gingillo, o forse una cicatrice, dei tempi del liceo. La lettura mi aiuta a sagomare qualche più logica reminiscenza: prima legge della termodinamica=legge della conservazione dell’energia. L’energia non può essere creata né distrutta, solo trasformata. Applicata alla ciccia, questa legge ci suggerirebbe che più calorie ingeriamo più aumentiamo la nostra mole, ma se, nel frattempo, consumiamo energie, magri muovendoci,dimagriamo. Troppo cibo e poco sport si traducono inesorabilmente in ciccia.

In effetti manca un anello in questa catena del senso di colpa: è sensato pensare che più riduciamo le calorie in entrata, con una dieta, meno il nostro corpo si metterà in condizioni di richiedere sforzi per consumare energia che non abbiamo, così saremo svogliati, stanchi, pigramente sedentari, poco avvezzi ad attività fisiche e con un cauto ridotto metabolismo. Addio consumi e saremo sia grassi che affamati, oltre che apatici e tristemente affaticati. D’altronde si sa che per fare attività ci vuole energia. E allora? Un gatto che si morde la coda? Se mangio ingrasso; se mangio meno, non ho forze e mi muovo meno e quindi ingrasso; se digiuno e mi consacro all’esercizio fisico, dopo due settimane odio la vita, mi arrendo, mangio e mi riposo e…ingrasso!
Insomma sembra che per essere magri sia d’obbligo immolarsi a tempo indeterminato.
Eh, no. Io ho sempre praticato la sostenibilità dell’esistenza: se una strada si delinea incessantemente tortuosa, è segno che sia sbagliata. In effetti i bambini crescono grazie all’ormone della crescita, quindi anche la mia ciccia potrebbe espandersi promossa da ormoni, influenzati solo in parte dalla mia scarsa inclinazione al digiuno.

La panoramica  raccontata nella mia lettura della settimana sulle funzioni ormonali e le relazioni con il grasso accumulato, mi hanno restituito un minimo di amor proprio: sono gli ormoni e gli enzimi (e non il mio genuino appetito) a regolare in larga misura la crescita del mio tessuto adiposo. In pratica sto con tutta probabilità vivendo un disequilibrio ormonale, non calorico.
Una di queste due “abitudini” del mio organismo deve essere implicata:
Primo: quando i livelli di insulina sono alti, accumulo grassi nel tessuto adiposo, quando i livelli si abbassano, libero il grasso accumulato e lo brucio come combustibile.
Secondo: il mio corpo secerne insulina quando ingerisco cibi ricchi di carboidrati, amidi e zuccheri (farine, cereali, patate, bibite zuccherate). la proporzione è diretta: più cibi dolci, più insulina in circolo nel sangue, più grasso immagazzinato nelle cellule adipose.

Ipotizzare un cortocircuito in questi equilibri mi sembra più accettabile piuttosto che falgellarmi per i i miei crimini di gola, per altro non così aberranti  o tanto recenti da giustificare un’incremento di 15 chilogrammi in un anno, come è successo improvvisamente alle mie forme.
Mi ha convinto ad approfondire il tema un ragionamento puramente logico, ma affascinante, che ho letto a pagina 80 del mio nuovo libro: secondo la logica delle prima legge della termodinamica, potremmo esercitarci in un problema di matematica: i nutrizionisti ci dicono che per perdere mezzo chilo a settimana, dobbiamo diminuire il nostro apporto calorico abituale di circa 500 calorie pro dì.
Si può vedere il bicchiere mezzo vuoto, oppure mezzo pieno e ribaltare la domanda: di quante calorie al giorno in eccesso ho bisogno per  accumulare un solo chilogrammo di grasso in un anno? 20 calorie! 2o calorie per 365 giorni in un anno fanno circa 7000 calorie e un chiletto abbondante di girovita in più ad ogni compleanno. Un morso di mela al giorno assimilato e non bruciato potrebbe essere il peccato di gola che ci trasformerà, in circa 25 anni, in obesi trasgressori. 25 chili in 25 anni!
Ma com’è che io, di chili, ne ho presi 15 in un anno solo? Non fasi il brindisi. E non mi sono inglobata alberi da frutta interi, né più ghiotte e caloriche leccornie. Ma poi: come diavolo sarebbe possibile l’esistenza di un essere umano magro se dovessimo stare proprio sul filo del bilancio energetico quotidiano come acrobati? A questo punto del libro mi è sorto un dubbio interpretativo lecito sul mio recente lievitamento: se la legge della termodinamica dice il vero (e dice il vero), io sto assumendo più calorie di quante ne brucio. E questo è un fatto certo. Ciò che non so è perché succede: la mia goliardia non può di sicuro essere l’unica inquisita.
In effetti ci sono alcuni complici che tendono al favoreggiamento. I loro nomi sono LPL, Insulina, HSL e l’arma del delitto pare essere nascosta tra le parole “carboidrati” e “regolazione”.
Ma questo lo scoprirete leggendo il libro e navigando nei prossimi post.

Perché si diventa grassi (e come fare per evitarlo), edito da Sonzogno nella versione tradotta in italiano, è stato definito di più importanti autori del settore, il “miglior testo sull’alimentazione che sia mai stato scritto per il grande pubblico”. L’autore è il noto Gary Taubes, giornalista scientifico americano di successo, autore del  lunghissimo volume Good Calories, Bad Calories (500 pagine), collaboratore della rivista Science e del New York Times Magazine

TAUBES, Gary. Good calories, bad calories: fats, carbs, and the controversial science of diet and health. Anchor Books, 2008.

TAUBES, Gary. Why We Get Fat: And What to Do About It. Vintage, 2011.

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