Laboratorio di scrittura per depressi n.3: la favola del colore rosso. Quarta puntata del post “ Parole in Corso tra i Billy dell’Ikea: Laboratorio di scrittura per depressi”

Traccia data:

La favola del colore ROSSO

… amore, passione, sangue, rabbia, tende di teatro, il mio divano, la mia faccia partorendo i miei tre cuccioli, il cuore, il cuore che pulsa, il cuore che si regala,le rose, il vestito delle spose irriverenti, la cornice di queste mie parole

nota: il foglio A4 che mi era stato consegnato quel giorno, aveva una cornicetta rossa all’interno della quale dovevamo scrivere del… nostro rosso…

Molto spesso rosso sporco erano i sedili di seconda classe dei mille treni che ho preso e perso da bambina, viaggiando per l’Italia con un pianoforte in testa.
Il colore di una paura primitiva, un colore che è carne, è femmina, è indecenza, è repressione, è collera è disprezzo. Il colore preferito di mio padre. Per questo ho sempre sostenuto di preferire il verde. Ma sento quel rosso scorrere nelle vene, un colore ingombrante, che pulsa di vita anche quando mi svuoto.
Un colore coraggioso, travolgente, ma anche grave. Un colore brillante, ambivalente, come me.
Eppure  sono qui, ancora qui, ancora a cercare il mix perfetto tra il mio maledetto cervello che è rosso di passione e il rosa di una cognizione  serena.

Un rosso che porta rispetto, un rosso conciliante, non è più rosso. Non è fuoco. E io non conosco diluizioni.

A 40 anni, a 2 anni dal mio ultimo ricovero, mi accorgo di riuscire a cogliere distensione nel rosso in cui vivo: rosse le giacche dei miei tre bambini e le loro faccine elettrizzate quando li trascino fuori casa a passeggiare anche d’inverno, rosso il loro rivoluzionario papà, mio affidabile riparo. Non sarà il rosa della serenità, ma il rosso dei miei 40 si è impreziosito con nuances crepuscolari.

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